Dio è morto, disse Nietzsche. Io rilancio, accanto alla sua tomba ci seppellisco il mio cuore e ci metto su una bella lapide con su scritta anche la data di nascita e di morte. 23 gennaio 2006 – 02 gennaio 2012. Stroncato nel fiore della sua gioventù.
Ho bisogno di scrivere queste parole, ho bisogno che lascino la mia anima in qualche modo. Tra la gente non posso farlo, mi avvalgo di questo prezioso anonimato per poter vuotare il sacco, per poter dire tutto quello che penso. Tanto qui, nessuno può dirmi nulla, sono un nickname che si diverte a scrivere storielle.
Come si dev’essere sentito l’uomo che ha scoperto che il mondo era tondo e non piatto come si era pensato fino ad allora? Fino a quanto ha contato prima di decidere di dirlo a qualcuno? Quanto è stato frustrante per lui sentirsi chiamare pazzo nonostante ne fosse così certo? Cosa succede di preciso quando da un secondo all’altro cambia tutto l’universo in cui credevi di vivere?
Era notte, una parola di troppo, uno scherzo esagerato, un urlo, un “ora me ne vado”. Vorrei capire qual’è stato il secondo in cui è cambiato tutto, vorrei capire quell’attimo perchè è arrivato, perchè non sono stata in grado di respingerlo. Vedo persone prendersi e lasciarsi di continuo, vedo storie morire e fiorire come fossero giochi. Perchè non riesco a far morire il mio amore? Perchè ho il bisogno malato e perverso di un accanimento terapeutico su qualcosa che ormai è andato, che non posso più recuperare. “Non ce la faccio più”. Quanto è orribile come frase? “Non ce la faccio più”, ti prego torna a farcela. Rabbia che continuava a crescere, urla su urla sotto quattro occhi allibiti.
Poi un vetro, il mio sangue. Eccolo il momento. L’ho sottolineato col sangue così da non dimenticarmelo. Lì ho perso una parte di me, e non solo fisicamente.
Ho ricominciato a fumare, mi era costato tanto smettere, ma la consapevolezza di farmi del male mi fa sentire meno dolore, il fumo mi anestetizza i pensieri, ed io ho tanto bisogno che dormano per qualche mese. “Quante tragedie, Dio santo, hai diciannove anni, hai una vita per voltare pagina”. Non diciamo cazzate, ho perso il mio amore, anzi il mio amore ha perso me. Cosa racconterò al prossimo uomo che attraverserà la mia vita? “No scusa, non posso amarti, ho perso l’amore, non riesco a trovarlo da nessuna parte. Ho dato tutto.”
Ho guardato il cambiamento negli occhi, ho visto l’amore passare come un’ombra davanti alle tue iridi. Ho visto il mio più grande amico diventare il mio più grande nemico e la mia più grande paura. Quanto dovevi essere arrabbiato con me per anche solo pensare di dirmi che mi avresti ammazzato? Ce n’era bisogno? Come ho fatto a diventare la cattiva della tua storia? Perchè io ero la strega e tu il principe azzurro quando in realtà era esattamente il contrario? Ci dev’essere qualcosa che non va in te per vedere la realtà come il negativo di una fotografia. Il bianco lo vedi nero, il nero lo vedi bianco e non ti sei reso conto che la strega eri tu, eri la strega la mela avvelenata e tutto ciò di brutto che Walt Disney ci metteva in quelle storie. Non è stata una finestra a rompersi, è stato il mio mondo. Mi sono ferita cercando di recuperare un mondo andato in pezzi. Ma ora la mattina quando mi sveglio cosa racconto a me stessa?
Quante domande che si sono accumulate Dio, non so come farò a trovare una risposta a tutto. Forzatamente dovrò lasciarmi tutto alle spalle, insieme al mio amore. Tornerà da me prima o poi? Riuscirò a darlo a qualcuno che se lo merita davvero? BOH.
Ogni tanto mi ritrovo a ridere di quello che tu avresti detto in qualche circostanza. Vivo con il fantasma di te che commenta tutto ciò che le persone dicono e fanno. Mi sento una pazza. Vivo ancora con la parte buona di te, l’abbraccio di notte e ci scherzo di giorno, come si dimenticano sei anni? Come si dimentica l’odore della tua pelle, il suono della tua voce ed il tocco delle tue carezze? Perchè quelle carezze sono diventati schiaffi?
Sto lasciando galoppare le parole, sto lasciando uscire un vomito di dolore. Scusatemi.
Dio è morto e quasi quasi mi seppellisco vicino a lui, forse non proprio io, ma tutto ciò di buono che c’era in me. Il mondo è tondo ed io dovrò abituarmici, anche se continuo ad avere un senso di vertigini quando guardo l’orizzonte. Ti prometto amore mio, non le farò passare mai, dentro me in un posto nascosto a tutti, in un posto dove nessuno può vedere, continuerò a sperare che il mondo sia piatto, continuerò ad amare il fantasma di te, quello che non vuole farmi del male, quello che amavo prima del 2 gennaio.
Addio, gran figlio di puttana.